Sindrome di Down e ipotiroidismo: i controlli ecografici  

L’ipotiroidismo è una disfunzione della tiroide, ghiandola localizzata nella parte anteriore del collo, dovuta a ridotta secrezione degli ormoni che essa stessa produce. Gli ormoni tiroidei sono fondamentali nel processo di sviluppo e nel metabolismo corporeo.
Nel corso degli anni, circa 3 persone con sindrome di Down su 10 vanno incontro ad ipotiroidismo.

È quindi opportuno effettuare, oltre allo screening alla nascita, un controllo a 6 mesi, uno a 12 mesi e successivamente una volta l’anno degli ormoni coinvolti nella funzionalità tiroidea.

Non è utile né conveniente interrompere i controlli dopo una certa età, (il rischio di ipotiroidismo aumenta proprio con l’età nella sindrome di Down) né tantomeno non effettuare i controlli ematici, pensando di riconoscere un ipotiroidismo in un bambino con sindrome di Down sulla base dei sintomi e segni clinici.

Gli ormoni tiroidei sono fondamentali per lo sviluppo fisico, neurologico e a livello metabolico.

In particolare un deficit di ormoni tiroidei non riconosciuto al più presto comporta nei bambini piccoli danni allo sviluppo cerebrale.

In caso di valori alterati, in particolare innalzamento isolato del TSH, poiché la funzionalità tiroidea nella sindrome di Down presenta a volte delle peculiarità, può essere consigliabile, effettuare dei controlli ecografici periodici.

L’ecografia tiroidea è indolore e, soprattutto, innocua per il paziente; gli ultrasuoni, infatti, sono delle onde sonore ad alta frequenza che non comportano alcun rischio alla persona che vi si sottopone, non sono pericolosi per la salute del paziente.

Non ci sono nemmeno effetti collaterali. La semplicità di questo esame lo rende ben tollerato dal paziente che deve eseguirlo.

Allo stesso tempo la sua accuratezza è importante nell’ambito del monitoraggio della salute del paziente con sindrome di Down.

Per saperne di più o per prenotare un’ ecografia chiama il Centro Radiologico Perri.

 

 

Lesioni muscolari: l’importanza dell’ecografia

9 Ago 2018 Blog, Mondo Sport

Per chi pratica attività sportiva a livello agonistico, in caso di infortuni, la parola d’ordine diventa diagnosi tempestiva del danno. Punto di partenza fondamentale per ricevere cure mirate e determinare un piano terapeutico che consenta un recupero completo e veloce quanto più è possibile.

Le lesioni muscolari sono tra gli infortuni più comuni per chi pratica sport, sopratutto a livello professionale. La porzione maggiormente colpita risulta essere la giunzione muscolo-tendinea, data la sua minore resistenza.

La patologia muscolare traumatica comprende diversi tipi di danno: si parla di contusione in caso di trauma diretto e di contrattura, stiramento, strappo e rottura, in caso di trauma indiretto. Molto frequente è il caso della rottura completa del muscolo retto femorale in corrispondenza del terzo medio-distale, riscontrata frequentemente in sport agonistici, quali il calcio.

Tra le classificazioni delle lesioni muscolari traumatiche si distinguere tre tipi:

  • tipo 1: lesione muscolare da esercizio fisico (dolore muscolare ritardato);
  • tipo 2: strappo, di cui si riconoscono tre gradi (I-lieve, II-moderato, III-severo) in base al numero di fibre coinvolte fino alla completa rottura e la formazione di un ematoma di dimensioni sempre maggiori;
  • tipo 3: contusione, anch’essa distinguibile in I, II e III grado.

L’ecografia rappresenta una tecnica di indagine che negli ultimi anni ha assunto un ruolo chiave nella diagnosi di queste lesioni, permettendo di identificarne con precisione la sede e l’estensione.

La posizione di rilievo dell’indagine ecografia nella diagnosi e nel monitoraggio a breve e a lungo termine delle lesioni muscolari traumatiche (prevalentemente a carico dei muscoli della coscia) è sicuramente da proporre come esame di prima istanza.

A fare la differenza è sicuramente il livello di strumentazione utilizzata:  la tecnologia è decisamente importante ma, l’esperienza del medico radiologo è ciò che rende la diagnosi di alto livello.

Il ruolo del medico radiologo è fondamentale nel capire di quale lesione si tratti, la sua competenza e la sua esperienza giocano un ruolo fondamentale che diventa addirittura più importante della tecnologia.

Quindi: ecografia come esame diagnostico di prima istanza, strumentazioni all’avanguardia e medico radiologo d’esperienza sono il giusto mix per identificare le lesioni muscolari in fase precoce, così da consentire un adeguato trattamento ed una rapida e completa guarigione e il ritorno alla normale attività.

Per saperne di più o per prenotare un’ecografia chiama il Centro Radiologico Perri.

 

Prevenire il cancro al seno

5 Feb 2018 Blog, Salute donna

Il tumore al seno colpisce una donna su otto. In molti casi, però, si può prevenire o comunque diagnosticare in fasi molto precoci.

Ogni anno in Italia vengono diagnosticati 48.000 nuovi casi: il tumore del seno è il più frequente nel sesso femminile. Grazie, però, ai continui progressi della medicina e agli screening per la diagnosi precoce, nonostante il continuo aumento dell’incidenza,  le probabilità di guarire sono molto elevate e di tumore del seno oggi si muore meno che in passato.

Prevenzione e diagnosi precoce, le parole chiave. La mammografia è il miglior esame disponibile per la diagnosi precoce del tumore al seno e permette di abbassarne la mortalità rilevando la lesione in fase preclinica. Questo aumento della possibilità di guarigione è dovuto al fatto che, se il carcinoma viene scoperto quando le sue dimensioni sono ancora contenute, è generalmente molto più semplice asportarlo senza rischi o complicazioni.

La prevenzione del tumore del seno deve cominciare a partire dai 20 anni con l’autopalpazione eseguita con regolarità una volta al mese tra il settimo e il quattordicesimo giorno del ciclo, rispettare questi tempi è importante perché la struttura del seno si modifica in base ai cambiamenti ormonali mensili, e si potrebbero di conseguenza creare, in alcuni casi, confusioni o falsi allarmi.

Tra i 40 e i 50 anni l’incidenza (cioè i numero di nuovi casi) del tumore del seno aumenta in modo rapido e costante e quindi le donne in questa fascia di età non possono rinunciare all’autopalpazione come strumento di prevenzione. È indispensabile poi proseguire con controlli annuali del seno eseguiti dal ginecologo o da uno specialista senologo affiancati alla mammografia biennale dopo i 50 anni o all’ecografia, ma solo in caso di necessità.

Con il sopraggiungere della menopausa, l’esame può essere eseguito indifferentemente in qualunque periodo del mese e deve essere effettuato con regolarità anche e soprattutto dalle over 60 poiché il picco di incidenza (numero di nuovi casi) del tumore del seno si colloca proprio tra i 65 e i 70 anni.

Per saperne di più o per prenotare una mammografia chiama il Centro Radiologico Perri.

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